Massimo Bontempelli, Nostra Dea, (1925)


Descrizione

Bontempelli compose la 'commedia moderna' in quattro atti Nostra Dea (che nell’edizione a stampa sarà poi definita 'commedia storica' dall’autore) per il Teatro d’Arte, che aveva contribuito a fondare nel 1924, vedi Sagra. La pièce fu rappresentata per la prima volta a Roma, il 22 aprile 1925, al teatro Odescalchi, con la regia di Luigi Pirandello e scenografie del futurista Virgilio Marchi. Lo stesso Massimo Bontempelli, che aveva pregevoli, benché forse poco note, doti di compositore, aveva scritto le musiche di scena. Il ruolo della protagonista era stato affidato ad una giovane e molto attesa Marta Abba, che riscosse un notevole successo personale; fra i personaggi secondari, ricordiamo un altrettanto giovane Gino Cervi nei panni di Dorante. La trama è incentrata sul personaggio di Dea, una donna che cambia personalità ad ogni cambio d’abito.

Principi

  1. L’arte di Stato: modernità e modernizzazione

  2. I limiti del realismo: la costruzione di individualità collettive

Analisi

L’esile trama ruota intorno ad una delle 'candide' eroine di Bontempelli, che porta il nome simbolico di Dea. Sua prerogativa è quella di non possedere una personalità definita: nella prima scena, dove compare in sottoveste, è una specie di manichino senza vita, senza reazioni, a stento capace di articolare poche parole spezzate e inespressive. Si anima solo quando indossa un abito, non però perché acquisisca realmente una sua personalità; di fatto, Dea cambia personalità ad ogni cambio di abito: timida e gentile quando porta un vestito color tortora, risoluta e sprezzante quando indossa un tailleur rosso, perfida con una toilette di squame verdi che termina con una coda sottile. Vulcano, una specie di alter ego dell’autore, conduce e orienta l’evolversi dell’azione convincendo Dea a indossare ora l’uno ora l’altro vestito.

Anti-naturalista e anti-borghese, la pièce esplicita il suo carattere di modernità nel dissidio identitario, nell’incapacità dell’essere umano a dirimere fra soggettività e oggettività, nella difficoltà a definire un Io autonomo e indipendente da schemi esteriori variamente imposti (il conflitto tra 'soggetto e mondo', secondo Luca Somigli). La pièce è scritta all’epoca dell’amicizia e della collaborazione fra Bontempelli e Pirandello: sia che si tratti di una reale influenza di quest’ultimo, o semplicemente di una sensibilità comune ai due scrittori riguardo all’esperienza e alle problematiche esistenziali, si avverte chiaramente, nella commedia, la presenza dell’immagine pirandelliana della disgregazione interiore, della percezione di una molteplicità dell’essere che si risolve sostanzialmente in una sua indefinibilità o irriconoscibilità.

Sintomatica in tal senso è la messa in scena ideata da Pirandello per la prima rappresentazione, nella quale il fulcro della prospettiva è costituito da un armadio a specchio posto sul fondo della scena; una serie di altri specchi collocati sul palcoscenico riflette all’infinito personaggi e oggetti, in una sorta di vertiginosa mise en abyme che raffigura la frammentazione e l’inafferrabilità della realtà e dell’Io umano. Rispetto al registro umoristico pirandelliano, tuttavia, quello impiegato da Bontempelli è più apertamente comico, e a tratti farsesco.

Bibliografia

Barsotti, Anna. 1992. 'Nostra Dea, l’automa liberty'. In Massimo Bontempelli scrittore e intellettuale, a cura di Corrado Donati, 237-257. Roma: Editori Riuniti.

Gaborik, Patricia. 2007. 'La Donna Mobile: Massimo Bontempelli’s Nostra Dea as Fascist Modernism.' Modern Drama 50 (2): 210-232.

Somigli, Luca. 1994. 'The Invention of "New" Myths: Nostra Dea and the Ambiguities of "Novecentismo".' Gradiva 12-13: 32-40.

Somigli, Luca. 2010. 'Bontempelli drammaturgo: un profilo critico e biografico.' Bollettino ‘900 1-2, https://boll900.it/2010-i/W-bol/Somigli/Somigli_frame.html.

Laura Pennacchietti